Teatro in Carcere: lo spettacolo teatrale “Cyranò” alla Casa Circondariale Santa Maria Maggiore, Venezia
Progetto teatrale Passi Sospesi di Balamòs Teatro negli Istituti Penitenziari di Venezia
Sabato 9 Maggio 2026, ore 16.00, Casa Circondariale Santa Maria Maggiore, Venezia
Cyranò De Bergeràc
uno spettacolo teatrale liberamente tratto dall’omonima tragicommedia di Edmond Rostand
diretto da Michalis Traitsis, collaborazione artistica Patrizia Ninu
foto Andrea Casari, video Marco Valentini
con gli attori detenuti della Casa Circondariale Santa Maria Maggiore di Venezia
“Cyranò”
Ci sono storie che non smettono di cercarci.
Storie che attraversano i secoli e arrivano fino a noi come un richiamo. Per la loro bellezza, ma anche per i temi che attraversano l’intera umanità: l’amore, l’amicizia, i compromessi, la guerra.
Cyrano è la storia di un uomo che cammina nel mondo con un cuore smisurato e un naso troppo visibile per i suoi sogni. Poeta, spadaccino, spirito libero e indomabile, affronta un mondo di pregiudizi e meschinità con il coraggio della sua voce, con la fedeltà a sè stesso, sempre.
Nel corso della storia incontreremo i suoi momenti più celebri: la sua ironia tagliente, quando trasforma il suo naso in un’arma di spirito; la sua fierezza, quando risponde ad amici e nemici con la stessa lucidità; la sua tenerezza, quando parla d’amore; e infine il suo addio, che è uno dei saluti più alti e struggenti della letteratura. E’ anche il suo testamento, il suo grido di non arrendersi al gregge, all’illusione del guadagno facile, all’ipocrisia dilagante, alla vita ridotta merce.
Dentro la Casa Circondariale Santa Maria Maggiore di Venezia questa storia ha trovato un nuovo respiro; un detenuto racconterà la vicenda, intrecciando la propria voce con le parole luminose e ironiche della riscrittura di Stefano Benni e un altro dipingerà in scena, improvvisando tratti, colori e memorie.
E così Cyrano tornerà a vivere non come un eroe lontano, ma come un compagno di strada: fragile, ostinato, libero.
Il progetto nasce da un laboratorio che chiede soprattutto presenza, ascolto, collaborazione.
Chiede di abitare per un momento uno spazio dove la creatività non giudica, ma apre.
Dove l’immaginazione diventa un luogo possibile, un varco, una tregua.
In scena non si racconta la detenzione.
Si racconta ciò che resta umano, sempre:
il desiderio di essere visti,
la dignità che resiste,
la libertà che sopravvive anche quando sembra impossibile.
La possibilità di ipotizzare altri sguardi, altre prospettive, la possibilità di immaginare altri sguardi, altre prospettive.
Cyrano, con il suo pennacchio ostinato, diventa allora un simbolo:
di chi non rinuncia alla propria voce,
di chi continua a scegliere la verità anche quando costa,
di chi sa amare senza possedere.
Uno studio teatrale -che sempre richiede impegno, disciplina, motivazione, fatica- è un modo per ricordare che la poesia non è evasione, ma resistenza. Che l’arte non redime, ma accompagna.
E che, a volte, basta una storia per aprire uno spazio che non ignori i muri intorno ma provi ad attraversarli ricostruendo frammenti di bellezza.
Locandina Cyrano De Bergerac – C.C. SMM Venezia 2026