Progetto teatrale Passi Sospesi di Balamòs Teatro negli Istituti Penitenziari di Venezia: lo spettacolo teatrale “Cyranò” alla Casa Circondariale Santa Maria Maggiore, Venezia e alla Casa di Reclusione Femminile di Giudecca.
Progetto teatrale Passi Sospesi di Balamòs Teatro negli Istituti Penitenziari di Venezia
Cyranò
uno spettacolo teatrale liberamente tratto dall’omonima tragicommedia di Edmond Rostand
diretto da Michalis Traitsis, collaborazione artistica Patrizia Ninu, foto Andrea Casari, video Marco Valentini
con gli attori detenuti della Casa Circondariale Santa Maria Maggiore, Venezia
la maschera di Cyranò è di Donato Sartori su gentile concessione del Museo Internazionale della Maschera “Amleto e Donato Sartori”
Martedì 29 Settembre 2026, ore 15.00, Casa Circondariale Santa Maria Maggiore, Venezia
Mercoledì 30 Settembre 2026, ore 15.00, Casa di Reclusione Femminile di Giudecca
Cyranò.
Ci sono storie che non smettono di cercarci.
Storie che attraversano i secoli e arrivano fino a noi come un richiamo. Per la loro bellezza, ma anche per i temi che attraversano l’intera umanità: l’amore, l’amicizia, i pregiudizi, i compromessi, la guerra.
Cyranò è la storia di un uomo che cammina nel mondo con un cuore smisurato e un naso troppo visibile per i suoi sogni. Poeta, spadaccino, spirito libero e indomabile, affronta un mondo di pregiudizi e meschinità con il coraggio della sua voce, con la fedeltà a sè stesso, sempre.
Nel corso della storia incontreremo i suoi momenti più celebri: la sua ironia tagliente, quando trasforma il suo naso in un’arma di spirito; la sua fierezza, quando risponde ad amici e nemici con la stessa lucidità; la sua tenerezza, quando parla d’amore; e infine il suo addio, che è uno dei saluti più alti e struggenti della letteratura. E’ anche il suo testamento, il suo grido di non arrendersi al gregge, all’illusione del guadagno facile, all’ipocrisia dilagante, alla vita ridotta in merce.
Dentro la Casa Circondariale Santa Maria Maggiore di Venezia questa storia ha trovato un nuovo respiro; un uomo detenuto racconterà la vicenda, intrecciando la propria voce con le parole luminose e ironiche della riscrittura di Stefano Benni e un altro dipingerà in scena, improvvisando tratti, colori e memorie.
E così Cyrano tornerà a vivere non come un eroe lontano, ma come un compagno di strada: fragile, ostinato, libero.
Il progetto nasce da un laboratorio che chiede soprattutto presenza, ascolto, collaborazione.
Chiede di abitare per un momento uno spazio dove la creatività non giudica, ma apre.
Dove l’immaginazione diventa un luogo possibile, un varco, una tregua.
In scena non si racconta la detenzione.
Si racconta ciò che cerca di restare umano, sempre:
il desiderio di essere visti,
la dignità che cerca di resistere,
la libertà che cerca di sopravvivere anche quando sembra impossibile.
La possibilità di immaginare e ipotizzare altri sguardi, altre prospettive.
Cyranò, con il suo pennacchio ostinato, diventa allora un simbolo:
di chi non rinuncia alla propria voce,
di chi continua a scegliere la verità anche quando costa,
di chi sa amare senza possedere.
Uno studio teatrale -che sempre richiede impegno, disciplina, motivazione, fatica- è un modo per ricordare che la poesia non è evasione, ma resistenza. Che l’arte non redime, ma accompagna.
E che, a volte, basta una storia per aprire uno spazio che non ignori i muri intorno ma provi ad attraversarli ricostruendo frammenti di bellezza.
Questo progetto assume un valore particolare: due detenuti del reparto maschile portano in scena Cyranò de Bergeràc davanti a un pubblico femminile.
Per condividere una figura che incarna la possibilità di attraversare il mondo a testa alta, anche quando tutto sembra chiedere compromessi, silenzi, menzogne. La scelta di Cyranò è una scelta etica.
Un uomo che difende la propria libertà di pensiero, la propria parola, la propria integrità.
Un personaggio che non cede alla convenienza, che non si nasconde dietro ciò che è facile, che continua a camminare diritto anche quando il contesto lo spingerebbe a piegarsi. Per i due detenuti, questa storia diventa specchio e sfida: un modo per interrogare la propria posizione, la propria voce, la propria possibilità di restare integri dentro un contesto che spesso impone maschere. L’incontro con il pubblico femminile non è un gesto di rappresentazione, ma di relazione.
Un attraversamento simbolico dal maschile che vive la reclusione al femminile che accoglie una storia di libertà interiore.
Il teatro diventa spazio di ascolto reciproco, ponte tra mondi diversi, gesto di responsabilità e ascolto.
Un sentito ringraziamento alla magistratura e alle direzioni dei rispettivi Istituti Penitenziari per la disponibilità a realizzare il progetto.
Locandina Cyrano De Bergerac – C.C. SMM – C.R. Giudecca – settembre 2026